Open class FIY all’ambasciata dell’India

Il 17 giugno nella rappresentanza di Delhi a Roma in 150 alla sessione, quasi tutta al femminile, guidata dagli insegnanti federali Massimo Olivieri e Oreste Gallone

di Alessandra Dechigi

«Là dove le donne vengono rispettate, dimorano gli dei. Là dove sono disprezzate, tutte le azioni si vanificano» (M.S. III, 55).
Stiamo celebrando il quarto anno dello Yoga International Day. Domenica 17 giugno abbiamo praticato insieme sulla terrazza arroventata e nella molto più fresca sala delle conferenze messe a disposizione dall’ambasciata dell’India a Roma. La Federazione Italiana Yoga ha presentato una open class intitolata “Aspettando il solstizio d’estate: Surya Namaskar, quale migliore pratica per entrare in contatto con l’energia del sole?”.
L’organizzazione di questo evento di preparazione a quello del 21 giugno è iniziato circa un mese fa. Ripercorrendo le fasi e i dettagli, sorrido e penso alla perfezione dell’energia che, se riconosciuta e assecondata, lega le nostre intuizioni alle nostre azioni. Quest’anno l’evento che abbiamo proposto ha aperto le celebrazioni della Settimana dello yoga, lo scorso anno è stato quello conclusivo e, come “attivista” del concetto – il caso non esiste – non mi è sfuggita l’osservazione!
L’energia che ha sostenuto l’evento di quest’anno, il quarto, è stata uniforme, consapevole e solida come la forma che evoca, il quadrato. Mi viene in mente il primo chakra, la radice, la base solida sulla quale poter costruire. Eravamo consapevoli, ordinati, uniformi e stabili.
È stato subito chiaro e indiscutibile che quest’anno chi avrebbe condotto le pratiche sarebbero stati due colleghi uomini – Massimo Olivieri e Oreste Gallone – che senza esitazione hanno accettato generosamente. Poi si è radunato il gruppo dei colleghi-collaboratori, assistenti, fotografi e, guarda caso… tutte donne. Questa separazione inclusiva mi ha affascinato. Si è formato un bel gruppo compatto e spumeggiante, pronto al confronto, solidale, interattivo e ironico, molto serio ma mai serioso!
Arriviamo da ogni parte della città, valicandone il confine esterno congestionato dal traffico del rientro dalla domenica “fuori porta”, al cuore deserto e sonnolento di una Roma afosa e distratta dalle telecronache dei mondiali di calcio. È bello ritrovarsi sorridenti, insieme “nello yoga”. Il pubblico comincia ad affluire e anche quest’anno sono tanti quelli che hanno scelto di accettare il nostro invito e condividere l’esperienza. Arrivano sudati, già esausti dai chilometri percorsi, tutti ordinati ed entusiasti di esserci.
Si prende posto, si pratica, si suda, si partecipa, ci si aiuta, ci si ringrazia, si sorride, ci si abbraccia ci si saluta e … siamo tutte donne a parte i due conduttori delle pratiche e i sette uomini che si sono uniti al gruppo di 150 partecipanti.
Divertente” penso. Decido che una volta a casa avrei cercato nel “mare nostrum” del web una risposta a questo fenomeno. Come sempre, trovo poco e, come sempre, mi ritrovo a scartabellare nella libreria del mio studio. Sicuramente c’è una risposta da qualche parte! E trovo…“Yoga: sostantivo sanscrito maschile” (wikipedia). Maschile in quasi tutte le lingue, tranne che in spagnolo ove è femminile … anche il sole è maschile in tutte le lingue, tranne che in tedesco dove è femminile!
«Fino a 40 anni fa lo yoga è stato appannaggio quasi esclusivo degli uomini che lo hanno praticato e diffuso. Ora la situazione si è capovolta» (Mircea Eliade). E poi … «La natura voleva che fosse la donna il suo capolavoro» (John Ruskin). «Lo yoga richiede molta elasticità e in questo il corpo delle donne è adatto allo scopo» (Bellur Krishnamukari Sundara Iyengar). «Lo yoga è benefico sia per gli uomini che per le donne, ma le donne hanno bisogno dello yoga poiché le responsabilità che la natura ha loro imposto sono maggiori» (G.S.Iyengar). Risulta naturale per le donne partire dalla propria fisicità per trovarci dentro un linguaggio molto più profondo e simbolico. La vita è un miscuglio di felicità e infelicità, lo yoga è in grado di affrontare gioia e dolore con equanimità. Mi chiedo: “Questo le donne non lo sanno già da sempre?”. Impegniamoci nello yoga per imparare e insegnare a “partorire” una coscienza nuova.


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