La cerimonia di apertura del Convegno FIY in occasione del quarantacinquennale della fondazione

di Claudio Andrea Klun

Swami Atmapriyananda: possa l’Essere Supremo proteggerci entrambi, il Maestro e il discepolo, rivelandoci la vera natura della conoscenza; possa l’Essere Supremo proteggerci entrambi, il Maestro e il discepolo, rivelandoci l’applicazione di questa conoscenza; possano entrambi, il Maestro e il discepolo, procedere insieme, per acquisire questa conoscenza e saggezza.
Possano la conoscenza e la saggezza che possiamo acquisire essere effiicaci e illuminanti e che ci sia armonia fra di noi. Om pace, pace, pace.

Eros Selvanizza: do, a nome della Federazione, il benvenuto a questo quarantacinquesimo Congresso federale; è passato un po’ di tempo dalla fondazione della Federazione.
Volevo parteciparvi una riflessione sul titolo di questo congresso Yoga patrimonio dell’umanità. Sulla parola yoga potremmo disquisire a lungo, sono tante le definizioni che sono state date, ma la parola su cui mi soffermo è patrimonio: dovere del padre, etimologicamente. Questa parola mi ha suggerito che – soprattutto a seguito di eventi recenti che riguardano la nostra rappresentante federale, una Shakti diremmo in terminologia indiana – un termine che si accosta a essa in modo significativo: è matrimonio, dovere della madre. Normalmente si pensa che patrimonio sia qualcosa relativo al denaro, eredità etc…, e in parte effettivamente è così, ma patrimonio ricorda piuttosto l’aspetto maschile, patriarcale, razionale, al quale non si può dissociare l’aspetto femminile, proprio matriarcale, che deriva dalla parola matrimonio.
Quindi questa parola è particolarmente significativa – poi capirete perché durante questo congresso –: quello odierno è il tempo della donna, il tempo della Shakti. Non dimentichiamo che le prime civiltà, le più avanzate che parlano di yoga, sono quelle pre-ariane matriarcali: la prima statuetta di una persona in padmasana, la posizione del fiore di loto, che praticava yoga, risale a 3mila anni prima di Cristo. Poi l’irruenza ariana ha spazzato via questa civiltà avanzatissima e il maschio ha avuto la predominanza, ma di fatto l’attuale momento storico sembra vivere una rivalutazione dell’elemento femminile.
Non mi dilungo sul termine matrimonio, che può essere attribuito a matrimonio interiore: Swami Dayananda, al secolo padre Bede Griffith, ha scritto Matrimonio tra Oriente e Occidente, il nostro Oriente interiore e il nostro Occidente interiore, un matrimonio tra l’intuizione e la ragione, ma sarebbe lungo dissertare su questa simbologia. Questa è una mia riflessione che ho voluto parteciparvi, spezzando una lancia in favore della Shakti. Recentemente abbiamo visitato in India un’università avanzatissima con un 1 milione e 500mila studenti: questa università è cresciuta con il Gayatri Mantra, che è dedicato proprio alla Shakti. Passo la parola alla giornalista Laura Garofalo, che ci presenterà gli ospiti.

Laura Garofalo: buon pomeriggio a tutti, sono Laura Garofalo, vivo facendo la giornalista (del Tg2, ndr), mi occupo di economia quotidianamente e quando non ne posso più, mi rifugio nello yoga. Passo subito a presentarvi gli ospiti. Swami Atmapriyananda ha una formazione scientifica: è laureato in scienze e specializzato in fisica, ma dagli anni Settanta ha scelto di lavorare nella missione di Vivekananda e fondamentalmente ha dedicato la sua vita, oltre che all’insegnamento delle materie scientifiche, a cercare di mettere in pace le religioni.
Quindi ha partecipato a molti convegni, conferenze e relazioni internazionali, proprio nel tentativo di far capire che le differenze sono delle ricchezze e di queste differenze non bisogna avere paura. È già stato ospite di questa Federazione.

Swami Atmapriyananda: quarantacinque anni non sono pochi. Eros e Antonietta, alla mia destra e sinistra come due Shiva e Shakti, l’hanno promossa questa Federazione e alla fine di questo lavoro Eros si ritrova con quarantacinque anni in più e il loro figlio, che è nato assieme alla Federazione, ha la stessa età. Swami Vivekananda aveva una discepola irlandese, Sister Nivedita, al secolo Margaret Nobel: era un’insegnante di scuola, ed è stata molto attratta dalla conoscenza e dall’approfondimento del pensiero della filosofia indiana. Dopo aver conosciuto Swami Vivekananda, si è dedicata a lui come discepola per tutta la vita e in particolare con molta attenzione all’educazione dell’intero genere umano e nella società. Vivekananda la chiamò con questo nome Nivedita, che significa colei che è dedita.
Una volta, in occasione di una cerimonia per la Shakti, lei ha detto: «Madre, io credo di essere nata in India tempo fa in altre vite e poi sono nata in un altro luogo in Occidente, ma ora sono ritornata di nuovo qui». Forse anche Eros e Antonietta, in vite precedenti sono nati in India, e ora sono rinati in Italia per diffondere il messaggio dello yoga in Europa. È strano come certe persone siano attratte da altre tradizioni, a volte anche in maniera inconsapevole.
Gesù ha detto «non sono io che ho scelto Lui, ma è Lui che ha scelto me» e allo stesso modo si è rivolto ai discepoli dicendo «non siete voi che avete scelto me, ma sono io che ho scelto voi». E ha detto anche che «molti sono i chiamati, ma pochi sono gli eletti». Quindi noi crediamo che è Dio che ha scelto noi tutti quanti che siamo nel sentiero dello Yoga, e che non siamo noi ad aver scelto questa Via. Come sapete, lo yoga ora si sta diffondendo un po’ dappertutto e, come spesso succede quando qualcosa diventa molto popolare, si diluisce un po’.
Malgrado questo, la Federazione Italia-na Yoga e Sarva Yoga International con-tinuano a cercare di portare avanti il messaggio dello yoga nella sua purezza e non nel suo aspetto commerciale. Antonietta visita l’India ogni anno e ha potuto gustare direttamente il sapore e il profumo dello yoga e grazie a ciò ha potuto portarlo e condividerlo in Italia e in Europa. Anche io sono qui da molto tempo, forse è la decima o quindicesima volta che vengo, e abbiamo anche fatto recentemente dei corsi on line sulla Bhagavad Gita in diretta. Quindi sono molto felice di essere qui e vi ringrazio.

Laura Garofalo: il dottor Manjunath è un professore universitario e il capo dei laboratori della S-Vyasa di Bangalore. Ha un dottorato di ricerca in yoga e medicina geriatrica; nella sua attività di ricerca, è stato autore di una lunga serie di progetti sull’impiego dello Yoga in associazione con la naturopatia e l’ayurveda, e in particolare ha sperimentato queste tecniche combinate in malattie come la schizofrenia, la sindrome metabolica e ha fatto anche una mappatura dei cambiamenti neurofisiologici che avvengono dopo le pratiche dello Yoga. Ha pubblicato oltre venti ricerche scientifiche.

Nandi Krishnamurthy Manjunath: Na-masté a voi tutti. Questo luogo ci ispira verso la meditazione, perché è un posto così pacifico e tranquillo. Venire in Italia è sempre qualcosa di speciale: incontrare Eros e Antonietta e tutti voi, rappresenta per me una forte attrattiva. Per me un’altra attrazione molto speciale è quella di poter incontrare Swamiji. Ci siamo già incontrati a New York e così mi avete offerto un’altra opportunità di incontrarlo nuovamente al vostro Congresso. Swamiji ci ha già introdotto questa esigenza che il mondo ha di ritrovare o di avere una conoscenza e anche come questa conoscenza viene trasmessa nella tradizione di Swami Vivekananda. Io sono una persona più semplice e ciò che Swamiji ci ha detto di questa ricerca, cerco di sperimentarlo in laboratori scientifici.
È qualcosa che mi affascina: mi chiedo se quello che ci è stato detto attraverso i testi così antichi dello yoga sia vero, e soprattutto se può essere sperimentato con le metodologie scientifiche dei giorni d’oggi. E ho potuto constatare, dalla lettura di più di 5mila report scientifici ufficiali sullo yoga, che questa ricerca attrae non soltanto i praticanti di yoga ma anche molti medici, psicologi e scienziati di varie tipologie.
Il tema di questo Congresso è molto importante, perché il dottor Nagendra, rettore dell’Università S-Vyasa, ha come motto «lo scopo di questa Università è quello di far incontrare il meglio dell’Oriente con il meglio dell’Occidente». Sono così felice che in questo luogo, grazie a Sarva Yoga International e alla Federazione, l’Università S-Vyasa abbia firmato un Protocollo d’intesa con Sarva Yoga International: il nome stesso di Sarva Yoga, indica che il suo scopo è quello di essere una piattaforma dove diverse tradizioni di yoga si possono incontrare.
Quindi delle congratulazioni molto speciali a entrambe, Sarva Yoga Interna-zional e la Federazione. Poiché l’India è la patria dello yoga, sono anche felice di riconoscere Antonietta come rap-presentante dell’Italia ma anche premiata dalla Madre terra dell’India con il Premio del primo ministro.

Laura Garofalo: vi presento la dottoressa Vasudha Sharma, che è managing director della S-Vyasa Health di Bangalore ed è specializzata in medicina integrata.
Lei mette insieme l’ayurveda, lo yoga e l’agopuntura e in particolare si occupa soprattutto di disturbi femminili: studia l’emicrania, l’infertilità e i disturbi ginecologici, e li cura cercando di mettere assieme tutti questi aspetti. Le sue ricerche hanno posto le basi per cominciare a fare un lavoro che adesso comincia a diffondersi, e cioè sta studiando anche in che modo lo yoga può influenzare i geni e quindi il genoma e questo sarà sicuramente un altro passo importante per convincere del valore di questa disciplina.

Vasudha Sharma: mi rivolgo con rispetto a Swamiji e a voi tutti compagni e fratelli nello yoga. Se siamo qui tutti insieme, è perché siamo unificati da una causa comune: quella di portare lo yoga nel mondo e di farlo nel modo corretto.
Cercando di portare avanti questa modalità di proporre lo yoga nel modo giusto, Antonietta ed Eros hanno costruito un focolare portando mattone dopo mattone, anche da diverse tradizioni e parti del mondo. Il focolare è diverso dalla casa intesa come abitazione, perché crea quella atmosfera che ci fa ritornare con piacere a casa. Mi congratulo con loro per avere costruito questa “casa” che è solida, molte congratulazioni.
Abbiamo la fortuna di avere Swamiji che è proprio l’anima che rappresenta la natura stessa della tradizione e dei testi sacri dello yoga; il dottor Manjunath, che rappresenta l’aspetto scientifico; io, da parte mia, sto cercando di vedere come questi due aspetti si possano applicare concretamente anche nel campo dell’applicazione clinica.
Mi auguro che tutti noi nei prossimi due giorni possiamo vivere un grande momento importante in questa “casa focolare” dello yoga.

Eros Selvanizza: desi-dero da parte mia esprimere questo profondo ringraziamento a Swami Atmapriyananda per la sua preziosissima presenza e poi naturalmente al dottor Manjunath e alla dottoressa Sharma per il loro contribuito nel campo scientifico: stanno dando una validazione scientifica alle antiche millenarie pratiche dello yoga. Domani arriverà il professor Boccali, che approfondirà l’aspetto filosofico.
Ci sono eventi molto importanti quest’anno che premiano, devo dire anche se un po’ imbarazzato per motivi di relazioni, questa Shakti di cui ho accennato nell’apertura, che è Antonietta.
Quest’anno ha avuto non solo questo Premio prestigioso dal primo ministro dell’India Narendra Modi, ma fa anche parte di una commissione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità ed è membro di una commissione dell’ONU.
Quindi sta portando avanti un processo educativo che andrà avanti decenni, sempre a Dio piacendo, perché non abbiamo più un’età da ragazzini. L’altro aspetto importantissimo di cui si parlerà abbondantemente durante il Congresso, e soprattutto nella tavola rotonda, è questo riconoscimento che Sarva Yoga International ha avuto a livello mondiale: è la prima associazione al di fuori dell’India che ha la possibilità di certificare i propri associati, ufficialmente riconosciuti dal governo indiano.
Questa è una cosa realmente straordinaria al pari del Premio che ha avuto Antonietta. Poi volevo ringraziare tutti coloro che hanno reso possibile questo Congresso, lo staff, e presentarvi gli insegnanti delle pratiche. Ancora un ringraziamento a tutti voi, lasciato per ultimo, ma senza voi il Congresso, di fatto, sarebbe qualcosa di striminzito: mi auguro che sia un Congresso proficuo, che possa portare frutto che dura nel tempo.
Buon congresso. OM.


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